Gruppo Alpini di Calvisano

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Le Adunate degli Alpini

 

il testo delle adunate alpine è tratto dall'inserto speciale de "Il Giornale di Brescia" curato dal Maresciallo Mario Rizza in servizio presso il Comando Truppe Alpine di Bolzano.

 

1920
MONTE ORTIGARA
5 Settembre 1920

Il Convegno sulla vetta dell'Ortigara era stato previsto per 400 soci della neonata Associazione Nazionale Alpini. La colonna preceduta dalla fanfara del Battaglione alpini "Belluno" partì da Grigno e in cinque ore arriva a Barricate. Da qui a Campo Magro, dopo una sosta fu raggiunto l'accampamento. Qui, dopo aver dormito nelle tende con paglia e coperte, i convenuti partirono per al vetta dell'Ortigara dove trovarono oltre un migliaio e mezzo di persone giunte da ogni parte del Trentino e del Veneto, rappresentanze, vecchi combattenti, semplici montanari riuniti per celebrare con l'Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.) il sacro rito.
La cima dell'Ortigara era popolata da una folla addensata ai vessilli. E questo fu per L'A.N.A. il vero successo dell'adunata, sancito dall'intervento spontaneo e caloroso dei valligiani.
Doveva sorgere sulla vetta una colonna mozza con la scritta "Per non dimenticare", ma il monumento non poté essere solennemente scoperto perché mancava il basamento. Tuttavia la colonna era stata puntualmente e faticosamente trasportata fin lassù.
Sul posto fu celebrata al messa e il cappellano militare padre Giulio Bevilacqua parlò con commossa eloquenza rievocando il cruento sacrificio di 18 Battaglioni alpini e di 15 compagnie mitragliatrici che operarono durante la Grande Guerra (1915-1918).Nella serata del 6 settembre i partecipanti al raduno arrivarono a Trento dove ricevettero affettuose e calde accoglienza.
Il 7 settembre, composto n corteo, sotto una vera pioggia di fiori, i radunisti salirono al Castel del Buonconsiglio dove resero omaggio alla fossa di Cesare Battisti. Nel palazzo delle scuole fu poi tenuto il congresso dell'Associazione.

1921
CORTINA D'AMPEZZO

Il successo della prima adunata delle "penne nere" ha dato le ali all'Associazione Nazionale Alpini che ha voluto maggiormente affermarsi a Cortina inaugurando il monumento al Generale Antonio Cantore dello scultore Diano. Il 3 settembre Cortina era in festa e tutta la popolazione attendeva i congressisti dell'Associazione, che l'indomani ingrossati dalla folla dai reduci giunti dalle valli vicine, si raccolsero sulla spianata dove sorgeva il monumento dedicato all'eroe, presenti le più alte autorità e la famiglia di Cantore.
Il discorso dell'oratore ufficiale si concluse con le parole: "Bandiere e gagliardetti inchinatevi. Cannoni tuonate. Consegniamo questo monumento alla popolazione di Cortina quasi impegno del suo amore per la rinnovata grande Patria italiana". Nel pomeriggio fu tenuto il secondo congresso dell'Associazione Nazionale Alpini in un albergo di Cortina stessa. Un gruppo di radunisti il giorno dopo, raggiunse la Forcella Fontana Negro e in quella località dove Cantore era stato colpito in fronte da un cecchino, inaugurò il rifugio che porta il suo nome.
Quindi 120 alpini salirono alla vetta della Marmolada.

1922
TRENTO
3 settembre 1922.

Con una solenne adunata di tutti i Reggimenti alpini, rappresentati dai Comandanti e da Ufficiali - Sottufficiali e da un plotone per tutti i Battaglioni, è stata celebrata a Trento alla presenza del Re e del Ministro della Guerra (Marcello Soleri), la ricorrenza del 50° anniversario del Corpo degli alpini. L'organizzazione di questa cerimonia era stata affidata all'Associazione Nazionale Alpini, che in quelle giornate tenne a Trento il suo terzo congresso.
Dopo la sfilata dei Battaglioni in armi, è passato davanti al Capo dello Stato la formazione dei soci ANA: circa 3.000 penne nere.
E' questo il più solenne riconoscimento della efficienza dell'ANA, che ha assolto un compito che in quel momento l'Esercito le ha affidato. I partecipanti all'adunata presero poi parte ad escursioni (Val Venosta, Bormio, Tirano). L'ultimo giorno fu dedicato alla festa per la neonata sezione di Sondrio.

1923
AOSTA

Nel 1923 i Convegni si susseguono e di essi il più importante e significativo si tiene ad Aosta nel settembre. Qui viene consegnata al battaglione alpini "Aosta" una targa commemorativa.
Al mattini del 9 settembre il re consegna ad Ivrea, sede del 4° Reggimento alpini, tre Medaglie d'Argento al Valor Militare (concesse ai Battaglioni alpini "Monte Levanne", "Monte Cervino" e "Val Toce") e la Medaglia d'Oro al Valor Militare al Battaglione alpini "Aosta", il fiero Battaglione che sui Solaroli, nell'ultima battaglia della grande guerra, ebbe in un solo giorno 132 morti, 658 feriti e, pur ridotto a soli 25 uomini mantenne la posizione. Il suo motto: "Ca cousta l'on ch'al cousta, Viva l'Aousta".

1924
TONALE

La 5° Adunata Nazionale (5° Convegno Nazionale) si svolse nella zona dell'Adamello e del Tonale.
Grande manifestazione con la partecipazione di 22 Sezioni dell'Associazione Nazionale Alpini. Sull'Adamello, a quota 2500, viene inaugurato una lapide al Generale Giordana e sulla Sella Tonale il monumento sormontato dalla Vittoria alata di Brescia, al cui interno sono raccolte le salme dei Caduti sui Ghiacciai nel 1915-1918.
Sulle pareti dell'ossario c'è il bassorilievo dei quattro fratelli Calvi: Attilio morto all'attacco del Passo di Fargorida, santino caduto all'Ortigara, Giannino morto di malattia contratta in guerra e Natale Nino caduto in Adamello. La madre visse a lungo nel ricordo dei suoi morti e quando si volle dedicare ad essi un monumento, stilizzato e nudo a Bergamo, fu invitata alla cerimonia. Guardò e disse: "L'è una bela vacàda. Io li ho fatti nudi ma dopo li ho vestiti". E se ne andò.

1925
UDINE

Nel 1925, a fine agosto, ha luogo l'imponente adunata di Udine; molti alpini salgono al Monte Nero
(teatro di duri scontri durante la Prima Guerra Mondiale) e i delegati si riuniscono a Trieste per
l'annuale congresso.
Non manca l'omaggio alla memoria di Maria Plozner Mentil, di Timau, che la pallottola di un cecchino fulminò il 15 febbraio 1916 mentre si riposava dopo aver portato con molte compagne i
Rifornimenti alle trincee. In quell'inverno particolarmente duro a causa della neve e del gelo che sottoposero i reparti a gravi privazioni, essendo insufficienti le salmerie per assicurare i rifornimenti, specie di munizioni e di viveri, il Comando del Settore sopperì con colonne di portatrici arruolate nelle vallate vicine. Queste donne che avevano già dato un buon aiuto nei mesi estivi portarono un contributo determinante nel corso dell'inverno, non solo come portatrici, ma come spalatrici aprendo la strada ai muli sui sentieri coperti di neve. Abituate fin da bambine a portare pesanti gerle e nel sostituire nei lavori più faticosi gli uomini in gran parte emigrati, ogni giorno salivano alle prime linee. Fra queste donne era Maria Plozner Mentil che aveva il marito combattente sul Carso e doveva provvedere a quattro bambini. La sua salma riposa nel tempio ossario di Timau, fra quelle dei soldati che aveva fedelmente servito. Con Decreto del presidente della Repubblica Italiana del 29 aprile 1997 è stata concessa, alla coraggiosa portatrice carnica, la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

1926
RIFUGIO CONTRIN

La 7° Adunata Nazionale dell'Associazione Alpini si svolse, dal 29 agosto al 5 settembre del 1926, al Rifugio Contrin* (Marmolada), alla presenza di Umberto di Savoia, principe ereditario. I radunisti si recarono a Cortina per salutare il monumento dedicato al Generale Antonio Cantore e per salire ai 2.117 metri del Passo della Sentinella. Ancora una volta i reduci testimoniano la loro fedeltà ai compagni Caduti e ai luoghi che videro e confermarono le virtù degli alpini.
*La storia del rifugio dislocato a quota 2016 nell'alta Val di Fossa, inizia nel 1896, anno in cui la Società Alpinisti di Norimberga acquistò dal comune di Pozza di Fassa (allora nell'Impero austro - ungarico) duemila mq di terreno, per costruire nella meravigliosa conca quella che verrà chiamato
"Nuernbergerhuette", ossia Capanna di Norimberga, meglio conosciuta come Contrinhaus.
A fine luglio 1897 il rifugio venne completato e inaugurato. Durante la Prima Guerra Mondiale il rifugio ospitò il comando austriaco che presidiava la Val Contrin. Dopo la Grande Guerra
L'infrastruttura fu donata dallo Stato Italiano alla S.A.T. (Società Alpinisti Tridentini), affinché provvedesse alla ricostruzione. Dalla S.A.T. il rifugio passò nel 1923 all'Associazione Nazionale Alpini.

1927
PIEVE DI CADORE

L'8° Convegno nazionale degli alpini non si svolse in una sola città, ma venne "distribuito" in numerose località del Cadore e del Friuli; nell'occasione furono visitate le zone teatro di battaglie durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918).In particolare, a Pieve di Cadore, i partecipanti al raduno resero omaggio alla memoria di Pier Fortunato Calvi *.
*Pier Fortunato Calvi fu il precursore degli alpini. Calvi nacque a Briana presso Noale, allora provincia di Padova, oggi di Venezia. Seguì a Vienna i corsi dell'Accademia militare per ingegneri uscendone col grado di alfiere; nominato capitano fu inviato di guarnigione a Venezia e quindi a Graz. Allo scoppiare dei moti del 1848 disertò, raggiunse i patrioti e difese valorosamente il Cadore contro le truppe austriache. Si batté poi a Marghera, durante la resistenza veneziana, meritando sul campo il grado di colonnello. Dopo la caduta di Venezia andò esule in Grecia e successivamente a Torino. In contatto con Giuseppe Mazzini, di cui aveva abbracciato gli ideali, accettò da lui l'incarico di organizzare nel 1852 l'insurrezione nel Friuli e nel Cadore. Il piano però non ebbe successo e Calvi trovò rifugio in Svizzera.
Nel 1853, con un nuovo programma insurrezionale, penetrò in Lombardia dallo Stelvio. Una pattuglia austriaca lo arrestò però presso Cogolo (in Val di Sole) il 17 settembre 1853. Calvi fu poi condannato a morte il 17 gennaio 1855. Salì al patibolo il 4 luglio 1855.

1928
TORINO

Il 9° Convegno- congresso si svolge a Torino e dilaga a Superga, Vinaus, Fenestrelle con ascensioni ad alcune classiche vette delle Alpi piemontesi. Ancora una volta, come già al 7° Convegno al Contrin, è presente Umberto di Savoia (il futuro" Re di maggio"). Tre avvenimenti fanno contorno al raduno: il Capitano Sora coi suoi alpini compie la memorabile marcia sul pack polare; il monumento al 5° Reggimento alpini torna a Milano; l'Associazione nazionale assume la denominazione di 10° Reggimento alpini (che sarà ufficializzata nel 1938).

1929
ROMA

Per la prima volta, l'Adunata si svolge a Roma. La manifestazione, che quest'anno si chiama Adunata e non più Convegno, si svolge nel mese di aprile anziché in quello tradizionale settembre. Le montagne viste in precedenti adunate vengono sostituite dai sette colli di Roma.
Gli alpini rendono omaggio al Santo Padre (che era Papa Pio XI: il Papa alpinista), al Re Vittorio Emanuele III, al capo del Governo (che allora, ovviamente, era Benito Mussolini).

1930
TRISTE

L'11° Adunata nazionale degli Alpini si svolge a Triste: 25.000 i partecipanti. L'adunata inizia con la Messa in Piazza dell'Unità. Viene quindi inaugurato il labaro dell'Associazione Nazionale Alpini (10 ° Reggimento Alpini) con 53 Medaglie d'oro al valor militare. Poi l'ascesa al Colle di S. Giusto, la calata in Piazza dell'Unità, i discorsi; poi il rompete le righe e la " conquista" di Trieste, luminosa ed accogliente, e delle sue "mule". Si videro alpini alle grotte di Postumia, attorno al monumento a Sauro, a Capodistria, a Redipuglia e al Castello di Miramare.

1931
GENOVA

La 12° Adunata si svolge a Genova. Il capoluogo ligure riserba agli alpini un'accoglienza veramente superba: si scioglie anche, nel calore dell'incontro, la classica freddezza ligure. Dopo l'ammassamento e la poderosa ma ordinata sfilata, un breve discorso a Piazza della Vittoria, poi via per Genova: a bordo della nave "Giulio Cesare" il primo giorno, della " Biancamano" all'indomani, un ricevimento coi fiocchi ed un collaudo, sui due grandi transatlantici, delle peraltro non eccelse "qualità marinare" degli alpini.
Gli alpini che lasciano la città custodiranno, con il ricordo di Genova, la preziosa medaglia dell'adunata, opera dell'eccellente scultore Baroni.

1932
NAPOLI

L'Adunata di Napoli supererà le precedenti per imponenza di numero, novità di ambiente, sfrenata gaiezza d'incontro. 25 le tradotte organizzate (un treno di nove chilometri di vetture messe in fila), 40.000 gli alpini paganti: già all'arrivo, le prime amichevoli dispute fra i venditori napoletani che vogliono vendere limoni e gli alpini che chiedono imperiosamente del vino.
Nella sfilata, un ordine assoluto, mai visto a Napoli, dove tutti urlano e gesticolano e vanno per conto loro: un Reggimento dietro l'altro coi gagliardetti, i Generali e le fanfare in testa da Piazza Dante, per via Toledo, a Piazza del Plebiscito. Dopo la sfilata gli alpini sciamano per la città, invadono il golfo e le isole.

1933
BOLOGNA

Nella giornata delle Palme, gli Alpini sono nella città delle due Torri, per la loro 14° adunata. Per i partecipanti all'adunata l'occasione è quella di visita alla Repubblica di San Marino. Il piccolo Stato trema sotto il peso di migliaia di scarponi: ma sono invasori di un giorno. La prima giornata è dedicata all'omaggio agli eroi Caduti per la Patria. Il giorno dopo la sfilata.
Nella terza giornata visita a Predappio della casa natale del Duce.

1934
ROMA

Dopo cinque anni, gli alpini ritornano a Roma. La seconda adunata romana supera ogni precedente: 30 tradotte (il solito treno di 10 km. di lunghezza) portano a Roma masse incalcolabili di montanari, difficile contarli, forse 50.000, forse di più. Manifestazioni grandiose: fra tutte, indimenticabile, quella in San Pietro, la Messa detta dal Papa e il suo discorso agli alpini inginocchiati.
Caratteristica, poi, la sfilata durata tre ore, fra immense acclamazioni.

1935
TRIPOLI

L'Adunata Nazionale del 1935 si svolge niente meno che a Tripoli (in Libia). Non è che sia proprio appena voltato l'angolo.
I partecipanti, visto il viaggio impegnativo, sono solamente circa 2.000. Il Governatore della Libia, Italo Balbo (che tre l'altro è anche il fondatore del periodico "L'Alpino"), è un padrone di casa che si mostra tanto splendido quanto alla mano.
Viene inaugurato un monumento a Cantore (che è stato sicuramente distrutto dopo la nomina del colonnello Muammar al-Raddafi (Gheddafi) a capo dello Stato della Repubblica Araba Popolare Socialista di Libia, avvenuta nel settembre del 1969).
Gli alpini ripercorrono, in Libia, l'itinerario già percorso dai Battaglioni di "penne nere" nel 1912 in occasione della loro partecipazione alla campagna militare di conquista dell'intero territorio della Libia.
Nel periodo dal 16 al 18 giugno del 1935 c'è anche un'adunata domestica: a Piave di Cadore (Belluno) per la traslazione nella chiesetta di San Francesco d'Oristo dei resti dei volontari cadorini delle guerre d'Indipendenza 1848 e 1866. La chiesetta quattrocentesca è stata restaurata dall'Associazione Alpini e affidata al 7° Reggimento alpini.
Il 1935 sarà anche l'anno della guerra italiana contro l'Etiopia (ottobre). Alle operazioni belliche parteciperà una nuova Divisione alpina: la "Pusteria" (costituita dal 7°- 11à Reggimento alpini, 5° Reggimento artiglieria alpina, 5° Battaglione genio alpino).

1936
NAPOLI

Dal giornale "L'Alpino": "L'Adunata Nazionale a Napoli ha in pieno risposto all'attesa. Numero, disciplina, calore! Circa 25.000 partecipanti, con una sfilata rapida, serrata, militare, un entusiasmo d'accoglienza da commuovere i più gelidi. Al 2° incontro, Napoli è semplicemente fantastica. Crepitano per via Roma, al nostro passaggio, gli applausi, dalle finestre, dai balconi, dalle terrazze, una pioggia di fiori: nei ritrovi, per le vie, sulle piazze, gli Scarponi (gli alpini dell'Associazione Nazionale) sono festeggiatissimi. Già, poche ore dopo l'arrivo a Napoli, vi sono Alpini dappertutto, lungo tutto l'arco del golfo, da Baia a Sorrento, da Pompei a Pozzuoli, su tutti i colli ed i monti, dal Vomero a Capodimonte, dal Vesuvio a S. Angelo; in tutte le isole, dalla celeberrima Capri ad Ischia, sogno di bellezza, paradiso d'incanto!
In piazza del Plebiscito folla immensa ed entusiasmo vivissimo: l'ordine è perfetto, ma, quando il Principe Augusto scende fra noi, e ci passa in rassegna, l'onda di passione è incontenibile, e a tener fermi i ranghi ci vuol pazienza assai!
Il Principe passa, sorridente, sereno, commosso, fra i vecchi soldati dell'Alpe: e vi sono con loro i figli piccoli bimbi della montagna, alzati sulle spalle robuste perché il Principe li veda!
Alta, sulla folla, l'invocazione al Principe, al Re Imperatore, al Duce: quando Umberto di Savoia risale a Palazzo, la massa degli Alpini non si stanca di applaudire, lo rivuole al balcone, le grida ancora una volta la sua fede".

1937
FIRENZE

A primavera del 1937, gli Alpini sono sulle rive dell'Arno per la loro 18° Adunata Nazionale. Sotto la loggia dei Lanzi, Monsignore Trossi, cappellano del 10° Reggimento Alpini (Associazione Nazionale Alpini) celebra la Messa: poi, via per Firenze a visitare chiese e palazzi, musei e cantine, fin su a Fiesole, fino giù a Pontassieve, dove una benemerita ditta offre, con immensa larghezza, panini grandi come una malga e una gamma di vini toscani da far tremare le ginocchia.
Anche Dante Alighieri, "passato" per l'occasione in forza all'Associazione Nazionale Alpini, celebra il grande avvenimento nel 21° canto del Paradiso (o meglio degli Alpini): "…l'onesto oblio nel rubicondo vino, il sapor d'una vita intemerata, essi, l'esempio del valor latino. Lo miravo in letizia desiata cotanta plenitudine cantante, e in Ciel piantai la Donna mia amata…".
Quell'anno rientra dall'Africa la Divisione "Pusteria". L'Unità è dimezzata, perché gli alpini sono rimasti in Africa a lavorare, da emigranti.

1938
TRENTO

Dopo sedici anni, gli Alpini si ritrovano a Trento per la loro imponente Adunata: ventimila i partecipanti che sommergono la "piccola e cara città del nostro sogno", recano il loro omaggio alla fossa dei Martiri, salgono sul Doss Trento all'Ara di Battisti, assistono alla posa della prima pietra del Grande Museo degli Alpini che sorgerà lassù, e poi scendono dal colle, si ammassano sulla grande piazza davanti alla magnifica Cattedrale trentina.
Dopo la messa di Don Bepo Gonzato e le parole del Presidente dell'Ana, gli Alpini invadono la città fin negli angoli più remoti, fraternizzano col popolo trentino che, in loro, riconosce i soldati delle sue valli e delle sue montagne.
Fino a tarda notte si balla, si beve e si canta per le strade, con grande gioia della popolazione, da sempre legatissima ai soldati di montagna: poi ripartono le tradotte e gli automezzi e discendono lungo il fiume, sul Colle, rimane solo, in cospetto alla sua città, Cesare Battisti.

1939
TRIESTE

Per la ventesima adunata, si ritorna a Trieste: rende gli onori il Battaglione alpini "Feltre". Giornata di sole e d'incanto: il corteo è imponente, emozionante la celebrazione, che si conclude di fronte al mare, in piazza dell'Unità con le altre parole del Vescovo Santin e del Presidente del 10° Reggimento Alpini (Ana). Tutta l'Istria è invasa dagli Alpini, dalle grotte di S. Canziano e di Postumia, alle cittadine di Capodistria e di Pirano, fin giù a Pola e Fiume.

1940
TORINO

La 21° Adunata Nazionale è indetta a Torino mentre il rumore di guerra si avvicina. In un clima di vigilia e di attesa si inizia il raduno, al quale i "veci" alpini, pur richiamati, non vogliono mancare: è forse l'ultima occasione per ritrovarsi ancora una volta assieme, si presentano con la cartolina del richiamo infilata nel cappello.
Ammassamento e omaggio alla Grande Madre di Dio, poi, all'indomani, la sfilata, la più seria e composta di quante ve ne furono: 20.000 presenti, inquadrati nei vecchi Reggimenti di guerra, spettacolo di forza e di disciplina che impressiona e commuove. In testa alla sfilata, accanto al labaro dell'Associazione Nazionale Alpini (10° Reggimento Alpini) è il Comandante superiore delle Truppe Alpine Generale Nasci (comanderà in Russia il mitico Corpo d'Arma alpino).
La 21° Adunata si conclude il 3 giugno, a Pinerolo gli alpini dell'Ana rendono omaggio al Sacrario del 3° Reggimento alpini ed ai suoi settemila morti.
Il 10 giugno 1940, di fronte ai successi dell'Esercito tedesco, Mussolini vince ogni esitazione e dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra. Hanno inizio le operazioni sul Fronte Occidentale, ove da qualche tempo sono attestate le truppe, in gran parte con la penna nera.

1941-1942-1943-1944-1945-1946
NEL '46 TORNA LA SPERANZA

Gli anni della Seconda guerra mondiale interrompono ovviamente le adunate degli alpini. Nel 1943, il Presidente dell'Associazione Nazionale Alpini va incontro ai superstiti della Campagna di Russia con un treno di viveri e conforti. Ma i treni ospedale vengono fatti viaggiare di notte perché la gente non veda, dato che non si può impedirle di sapere. In questo tragico 1943 altre unità alpine operano in Francia, in Corsica, in Slovenia e nel Montenegro. Ma gli eventi incalzano. Il 25 luglio 1943 il Re assume il Comando delle Forze Armate italiane e il 3 settembre viene firmato l'armistizio di Casibile, ultimo atto di trattativa segreta tra italiani e Alleati.
Di conseguenza i tedeschi, ex alleati, occupano tutto il territorio e disarmano quasi tutte le truppe italiane (8 settembre 1943). Per evitare che divenisse un pericoloso strumento collaborazionista, viene sospesa la pubblicazione de "L'Alpino".
I pochi attivi soci dell'Associazione Nazionale Alpini svolgono spesso qualche forma assistenziale, magari clandestinamente.
Nel 1946 riprendono vita numerose Sezioni A.N.A.. 49 Sezioni consentono la convocazione dell'Assemblea nazionale per l'approvazione dello Statuto e le elezioni delle cariche. L'Assemblea ha luogo a Milano, dove è ritornata la sede nazionale, il 20 ottobre 1946.
Ivanoe Bonomi, già Commissario nazionale, viene eletto Presidente dell'Associazione Nazionale Alpini. Con lavoro paziente e fedele, la tela tanto lacerata viene ritessuta ogni giorno, in un lavoro di ricostruzione talora più difficile del costruire. Ma l'alpinità gliel'ha fatta.
Dopo la tragedia bellica, gli alpini, finalmente in congedo, si ritrovano. Uno dei primi incontri avvenne a Gravedona (Como) il 15 settembre 1946. La Santa Messa fu officiata da Don Carlo Gnocchi.

1947
QUALCOSA Si' MUOVE

Adunata Nazionale non disputata. Nel 1947 i soci, della rinata Associazione Nazionale Alpini sono 13.478. Il giornale "L'Alpino", che aveva sospeso le pubblicazioni il 1° settembre del 1943, riprende vita il 27 aprile. Nello stesso periodo viene indetta una sottoscrizione tra gli alpini per la ricostruzione del ponte di Bassano distrutto dalla guerra. A Milano viene ripristinato in Piazza Cadorna, con larga partecipazione di cittadini, un famoso monumento, quello dedicato al 5° Reggimento alpini che raffigura il gesto epico dell'alpino Valsecchi che, dagli spalti della ridotta Lombardia in Libia nel 1912, scaraventa una grossa pietra sugli assalitori. Gli alpini lo hanno voluto lì, motivando: "…e Cadorna manda a dire che hanno bisogno degli alpini".
Il Sindaco di Milano dell'epoca, Antonio Greppi, intervenuto alla inaugurazione con qualche preoccupazione per il clima politico così teso di quei giorni, ebbe a dire in tono fra sorpreso ed ammirato: "Avete un bel coraggio, voi alpini, in questi tempi a volere su una piazza il vostro monumento". Vero, proprio vero. Ma il coraggio è una virtù, una virtù alpina, il coraggio di chi sa di aver ragione.

1948
BASSANO D. G.

Dopo otto anni d'interruzione, riprendono le Adunate Nazionali organizzate dall'Associazione Nazionale Alpini.
La località interessata è Bassano del Grappa. E' il primo incontro degli alpini di tutta Italia dopo le vicende belliche, per la prima volta si incontrano coloro che hanno combattuto la Prima Guerra Mondiale vittoriosa con quelli del Secondo Conflitto Mondiale perduta, probabilmente ci sono anche alpini delle classi del 1924 in poi. E' un appuntamento comprensibilmente molto delicato per la vita stessa dell'Associazione, per la sua futura coesione. La volontà di far rinascere l'Associazione si è manifestata subito, ma il clima politico del dopoguerra tiene in gran sospetto tutto ciò che può richiamarsi al servizio militare.
C'era da chiedersi se l'Associazione Nazionale Alpini, nata da una guerra vittoriosa, potesse serenamente riprendere la sua strada insieme con i reduci di una guerra perduta; c'era da chiedersi se i due grandi blocchi di reduci potessero essere d'accordo sulla considerazione che i vittoriosi del Monte Nero, dell'Ortigara, del Cauriol e gli sconfitti d'Albania e Russia erano tutti alpini, della stessa pasta, fedeli al dovere, all'onore, all'Italia.

1949
BOLZANO

Il primo giorno dell'Adunata Nazionale di Bolzano (1° ottobre 1949), la signora Calvi di Bergamo, madre d'eroici alpini caduti nella Grande Guerra (1915-1918), con una semplice cerimonia al Mausoleo di Cesare Battisti (dislocato in Trento), consegna il medagliere dei figli al Consiglio Direttivo Nazionale, destinandolo al Museo degli Alpini.
All'adunata di Bolzano, nonostante la contemporanea adunata dei reduci della Russia a Cuneo, partecipano parecchie migliaia di alpini di tutta Italia.
La Messa viene celebrata in Piazza Walther dall'Ordinario militare (Monsignor Ferrero di Cavallerleone) e i discorsi di rito vengono tenuti dal presidente della Sezione "Alto Adige" di Bolzano (l'attivissimo Nino Genesio Barello) e dal vicepresidente dell'Associazione Nazionale Alpini (Giuseppe Reina).
L'Adunata di Bolzano investe anche il capoluogo trentino, meta di numerose comitive di alpini.

1950

Nel 1950 l'Adunata non viene effettuata siccome, prevista per aprile del '50, era troppo vicina al raduno di Bolzano (ottobre '49).

1951
GORIZIA

L'Adunata è preceduta da un proclama del presidente Bonomi: "Il vecio salta gli Alpini accorsi a Gorizia per la ventiquattresima Sagra, e inneggia alla città Santa che donò il suo nome alla più splendente delle vittorie". La commovente cerimonia nella piazza della Vittoria, sotto il Castello, a pochi metri dall'atroce confine, la sfilata al monumento distrutto dalla bestialità nemica, l'affluenza di tutte le oolazioni di frontiera, l'irrompente entusiasmo dei goriziani, rendono incandescente l'atmosfera.

1952
GENOVA

Grandiosa adunata nel capoluogo ligure, presenti nove generali di Corpo d'Armata con la penna alpina. E' un'immensa folla di Verdi. La sfilata, il rito della Messa al campo in Piazza della Vittoria, le parole del presidente dell'Associazione Nazionale Alpini, tutto si svolge in un'atmosfera di vivo entusiasmo: dal suo monumento di Cortina, il Generale Antonio Cantore guarda lontano.

1953
CORTINA D'AMPEZZO

A Cortina il monumento al gen. Antonio Cantore minacciato dal gelo è stato, con una sottoscrizione nazionale fra gli Alpini, rimesso a posto: dopo l'adunata, benedetta dal sole e favorita da un concorso immenso di Alpini e popolo, si sale alla Forcella di Fontana Negra dove Cantore fu ucciso. Al Passo di Monte Croce Comelico mille Alpini e Cinquecento austriaci si incontrano e si stringono la mano.

1954
ROMA

Per la terza volta si svolge in Roma l'Adunata Nazionale delle "penne nere". L'ammassamento nella piazza di San Pietro, il saluto al Pontefice, la sfilata nella via dei Fiori Imperiali, la celebrazione davanti al Milite ignoto, la scalata notturna al Colosseo, sotto la luce dei fari, alla presenza di tutta Roma, i cori alpini in Piazza del Popolo: il tutto nel solco della migliore tradizione alpina e delle vecchie grandi adunate, un trionfo per la Sezione Ana di Roma organizzatrice e per il suo barbuto presidente (professore Galli) umile in tanta gloria.

1955
TRIESTE

"Non siamo arrivati tardi a Trieste ed oggi siamo qui radunati in 50.000 per abbracciarvi dopo la resurrezione". Così scrive il mensile "L'Alpino", aprendo la cronaca della caldissima accoglienza che i triestini hanno generosamente prodigato, nel giorno della ventottesima Adunata Nazionale.
La nobile città, benché marinara, ha dato numerosi volontari ai reparti degli Alpini. Durante l'attesa della dichiarazione di guerra all'Austria, fra il 1914 e il 1915, innumerevoli esuli sconfinarono in Italia con ogni mezzo: nelle stive dei piroscafi partiti per Venezia, in bicicletta ed a piedi pur di raggiungere il suolo italico.
Lo fecero non solo per sfuggire alla chiamata alle armi dell'"odiata monarchia" ma per arruolarsi nell'Esercito italiano. Nelle due guerre mondiali i giuliani e i dalmati dettero un generoso tributo di sangue. Numerosi i caduti triestini della Divisione alpina "Julia".
La marea degli Alpini è passata per le vie principali di Trieste sotto una pioggia di fiori, fra tutte le case imbandierate e partendo ha lasciato nei pressi del sacello dedicato a Guglielmo Oberdan una enorme penna nera infisso in una bianca pietra del Carso, sulla quale sono incisi i nomi delle otto Medaglie d'oro al Valor militare giuliane, vera gloria degli alpini triestini. L'adunata si risolve come sempre in un vero trionfo di alpinità.

1956
NAPOLI

La grande famiglia alpina accorre come sempre numerosa all'appuntamento. La sfilata ha luogo lungo la Via Caracciolo tra le ovazioni del generoso popolo napoletano; desta ammirazione ed entusiasmo il passaggio dell'enorme bandierone tricolore di 12 meri per sei, portato orizzontalmente da 16 alpini. Nel discorso ufficiale, il presidente dell'Associazione Nazionale Alpini (Balestrieri) dice fra l'altro: "...Sono i giovani ormai che costituiscono il grosso dell'Associazione e meglio io non potrei celebrare in questa 29° Adunata Nazionale il traguardo dei 100.000 soci se non rivolgendo ai giovani la mia parola di fervido incitamento. Noi che ormai portiamo da 40 anni questo caro vecchio logoro cappello, abbiamo compiuto il nostro turno, abbiamo vissuto la nostra passione di alpini con fierezza e con entusiasmo, abbiamo tenuta accesa la fiamma dell'amicizia, mantenuta la promessa fatta ai nostri Caduti e ai nostri Eroi, abbiamo voluto bene e abbiamo sorretto la nostra Associazione sempre anche nei momenti più difficili della nostra vita nazionale ed ora confidiamo che voi giovani alpini saprete degnamente continuare sullo stesso cammino. Dateci con la vostra fedeltà alle tradizioni alpine la certezza che la nostra consegna sarà rispettata. Promettetelo, in questa storica piazza, a noi vecchi, alle autorità presenti, al popolo di Napoli generoso e patriota che ci fa corona ed è testimone di questo nostro patto indissolubile".

1957
FIRENZE

Dal 16 al 19 marzo 1957 si ritrovano a Firenze oltre 20.000 "penne nere". Gli alpini hanno gremito Palazzo Pitti, il Duomo, Santa Croca, gli Uffizi e altri luoghi di fama mondiale, affascinati dalle bellezze uniche al mondo che la splendida città possiede. La nota dominante, oltre all'imponente sfilata, fu la compostezza che generò subito la simpatia popolare. I partecipanti all'adunata sfilano lungo Via Tornabuoi, piazza della Repubblica (dove è installato il palco delle autorità) e termina in piazza della Signoria dove viene celebrata la Messa al campo.

1958
TRENTO

"Italia! Italia!". Sembrava che questo grido erompesse dai etti dei trentini, uomini e donne, vecchi e fanciulli, come eruppe il 3 novembre 1918, quarant'anni prima all'entrata degli alpini liberatori.
Il 15 marzo 1958 quando ormai all'imbrunire è sfilato per le vie della città il reparto che prende il nome proprio dalla città che è patria di Cesare Battisti e vi ebbe stanza molti anni, quel grido ha salutato il passare del Battaglione che avrebbe rappresentato l'Esercito italiano in armi alla 31° Adunata Nazionale.
Gli alpini dell'Ana che da sempre, al solo sentire il nome di Trento si riempiono di commozione hanno risposto all'appello compatti ed entusiasti. La sfilata della fiumana verde si è svolta con una solennità che è sembrata superiore alle altre volte, soprattutto per l'intima commozione che pervadeva tutti gli animi.
E il grande bandierone tricolore portato con orgoglio dalla città di Reggio Emilia, che del vessillo fu culla natale, è apparso vieppiù splendente.
Trento, come sempre, riserva un posto speciale al popolo dei soldati della montagna, che l'hanno riportata alla dignità patria dell'Italia.

1959
MILANO

Alla trentaduesima Adunata partecipano oltre 60.000 penne nere: la metà degli iscritti all'Associazione Nazionale Alpini, quasi un esercito. I milanesi hanno aperto subito il loro generoso cuore, dimostrando al popolo alino la più cordiale e schietta simpatia e, durante l'imponente sfilata, un entusiasmo travolgente e caloroso.

1960
VENEZIA

La 33° adunata si svolge a Venezia, che viene invasa dalle "penne nere" fin dal 19 marzo. La città che è Regina dell'Adriatico, sebbene abituata alla resa dei turisti, non ha mai assistito ad un'occupazione del genere: l'entusiasmo, come sempre, è alle stelle. Nel discorso ufficiale, il presidente dell'Associazione Nazionale Alpini (Erizzo) dice: "Siamo venuti a Venezia non attirati soltanto dalla sua bellezza ricamata nel marmo, ma spinti da un profondo sentimento d'amore e da una folla di ricordi ben vivi nel nostro animo. Tutti coloro che hanno combattuto nella Prima Guerra Mondiale ricordano quanto, allora, Venezia fosse presente nel nostro pensiero e come, resistendo si monti, avessimo coscienza di difendere anche questo fragile baluardo della bellezza, dell'arte, della storia e delle gloria d'Italia. Quei combattenti che allora soffrivano, quasi fossero state offese le loro stesse carni, quando Venezia era profondata dalle incursioni aeree nemiche, sono oggi fieri di rendere gli onori a questa città decorata di Medaglia d'Oro al valore".

1961
TORINO

Torino ospita il 34° Raduno Nazionale, che verrà ricordato come l'Adunata del Centenario. E', infatti, il 1961, l'anno del Centenario dell'Unità di Italia, e gli alpini, per la storica ricorrenza accorrono nella capitale del vecchio Piemonte, che fu la prima Capitale d'Italia.
A Torino, per la prima volta ad un'adunata alpina, viene superato il numero di centomila partecipanti. "La Torino del Centenario - scrive un giornale torinese - s'è scatenata sul serio soltanto per due cose: la visita della regina d'Inghilterra e questa sfilata di Alpini".

1962
BERGAMO

Nel 1962 l'adunata si svolge a Bergamo. Come sempre, gli alpini arrivano da tutte le località italiane e da numerose città dell'Australia, Canada, Argentina, Francia, Germania, Perù... I radunisti vengono accolti, con caldo entusiasmo, dalla città che vanta solide tradizioni e un'innata predisposizione al mondo montanaro e quindi alpino. Alla presenza delle massime autorità e del direttivo dell'Associazione Nazionale Alpini, viene inaugurato il monumento all'Alpino. La consegna viene effettuata dal presidente della sezione Ana di Bergamo (dott. Gori) al sindaco della città (dott. Simoncini). Inizia quindi la sfilata, aperta da un battaglione di formazione della Brigata alpini "Orobica". Più che aprire, i "bocia" in armi fendono un corridoio tra la folla per defluire non senza problemi sul percorso.
La vampata di entusiasmo che ha fatto travolgere transenne, forze dell'ordine, cordoni e quanto altro potesse tenere lontana la gente dagli alpini, ha messo a dura prova l'organizzazione.
In ogni modo l'Adunata conclude con piena generale soddisfazione.

1963
GENOVA

Alla presenza del Presidente della Repubblica, Antonio Segni, quasi centomila alpini sfilano con alla testa la fanfara del 4° Reggimento. Fiori e coriandoli colorati inneggianti agli Alpini piovono incessantemente dalle finestre e dai balconi. Spettacolo che si rinnova di anno in anno, ma che è sempre egualmente suggestivo ed esaltante. E' l'amor di Patria che si risveglia ed esplode al passaggio delle penne nere, delle innumerevoli bandiere, dei mutilati, dei decorati, delle fanfare e delle migliaia e migliaia di giovani, allegri e scanzonati, ma gelosi custodi delle tradizioni e dello spirito alpino.

1964
VERONA

La città di Romeo e Giulietta ospita la trentasettesima edizione del raduno alpino. Verona è letteralmente presa d'assalto da numerose "penne nere" e, come sempre, anche da terre lontane.
Cori e spettacoli all'Arena, strade stracolme di Alpini, fanfare mai stanche, sfilata interminabile, folla e tricolori: lo spettacolo di sempre, entusiasmante e trascinante.
Durante la manifestazione viene benedetto il gagliardetto del ricostituito Gruppo Ana di Longarone.
Il paese di Longarone, unitamente a Casso ed Erto, fu colpito, con oltre mille vittime, dal disastro del crollo della diga del Vajont.

1965
TRIESTE

La fervidissima accoglienza dei triestini compensa l'improvvisa discesa del termometro che dai 25 gradi, ormai stabili da diversi giorni, passa ai nove del pomeriggio di venerdì, e al sette della sera. Nella notte, raffiche di bora ad oltre 100 Km l'ora, oltre la pioggia, provocano danni notevoli, ma nessun cataclisma può fermare un'adunata alpina.
Scriverà il quotidiano "Il Piccolo" di Trieste: "...E' stato detto che l'Alpino non impone soggezione neppure quando si moltiplica a dismisura: e così è stato. Perché la festa sulle rive e poi dipartitasi in città è vissuta in un'atmosfera di familiarità e calore che raramente una pubblica manifestazione riesce ad ottenere...".
La manifestazione di Trieste è la prima adunata dedicata al 50° anniversario della Prima Guerra Mondiale (1915-1965).

1966
LA SPEZIA

In omaggio ai Corpi Marinari della Prima Guerra Mondiale, ha luogo a La Spezia la trentanovesima adunata alpina.
La città marinara, che ha dato i natali ad Alberto Picco (l'eroe del Monte Nero), accoglie con grande calore la marea di "enne nere". La Marina militare italiana collabora nell'organizzazione del raduno.
La fraternità d'armi, l'entusiasmo della popolazione, la presenza fra le autorità degli alpini onorevole Tremelloni (che è il ministro della Difesa in carica) e del senatore Spagnolli (che è ministro delle oste e Telecomunicazioni), danno alla manifestazione un particolare successo e rilievo.
Un cippo sul quale poggia un'ancora elevata al cielo ricorda i marinai del cacciatorpediniere "Alpino" che fu affondato in azione di combattimento nel 1943.

1967
TREVISO

L'esempio di La Spezia contribuì non poco alla scelta, perché Treviso è anche sede dell'aviazione e un abbraccio tra alpini e aviatori avrebbe certo giovato agli uni e agli altri. I fatti lo dimostrano. E' un vero incontro d'aquile. La popolazione applaude, a stento trattenuta dalle transenne, al assaggio del maestoso corteo, in testa al quale sfilano alpini e aviatori alle armi, sotto una pioggia di fiori. In cielo le Frecce tricolori solcano l'azzurro.
Nel pomeriggio di domenica tutti gli alpini sono sul campo di volo per assistere alla Pattuglia acrobatica che si esibisce in spericolate manovre e saetta rasentando il prato. Fra i piloti ce n'è uno proveniente dagli alpini. Quando scende, in tanti notano sul casco la sua brava penna nera.
Prima che la manifestazione finisca, una formazione in volo apre le canne fumogene e tutto si colora de verde, bianco e rosso.

1968
ROMA

Dai ruderi del Colosseo all'Altare della Patria, lungo la via dei Trionfi, si svolge la più imponente sfilata organizzata dall'Associazione Nazionale Alpini (Ana). E' uno scenario unico al mondo in cui essa assume il massimo dei suoi valori. E' sulla tribuna d'onore il Presidente della Repubblica Saragat con alcuni ministri, fra i quali Tremelloni (Difesa).
Finita la sfilata, pur sparsi in una capitale di oltre due milioni di abitanti, gli Alpini sono onnipresenti, ammirati e rispettati.
Il giorno successivo il Pontefice riceve in forma ufficiale il presidente dell'Ana e una rappresentanza di Alpini. Piazza S. Pietro rigurgita di penne nere, coi familiari, mentre sul balcone della Basilica di S. Pietro il Papa (Paolo VI) appare affiancato dal presidente dell'Ana (Merlini), e saluta: "Soldati della pace, saluto le vostre magnifiche canzoni, saluto le vostre belle bandiere. Saluto i vostri morti".

1969
BOLOGNA

Bologna ospita la 42° adunata alpina. L'incontro acquista particolare sapore, proprio perché il 1969 è l'anno che registra lo scadere del mezzo secolo di vita dell'Associazione Nazionale Alpini (Ana) e del suo periodico mensile "L'Alpino". Bologna accoglie cordialmente il "popolo alpino" che è accorso da ogni parte. Per oltre quattro ore, durante la sfilata, la gente entusiasta applaude di cuore la marea di "penne nere", i gagliardetti, le fanfare: lo spettacolo, pur ripetendosi ogni anno, suscita ogni volta sentimenti che sono un misto di ammirazione, di commozione, di orgoglio per l'imponente manifestazione permeata di valori ideali.

1970
BRESCIA

Brescia è invasa dagli alpini convenuti per il 43° raduno. La regia è sempre quella, l'entusiasmo pure: il pianeta alpini non finisce mai di stupire.
Non stupisce la Televisione di Stato (la Rai), che ha destinato alla manifestazione ben un minuto in una sola edizione del telegiornale, quello delle 20.30.
Al tradizionale ricevimento che segue la conclusione della sfilata (che coincideva con i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario di fondazione della Sezione Ana di Brescia), il presidente dell'Ana (Merlini), nel discorso ufficiale, rivolgendosi al ministro della Difesa (Tanassi) ha detto fra l'altro: "...Signor ministro, lei è nuovo per noi e mi consenta di dirle alcune cose alla buona, con il linguaggio semplice che si usa tra noi alpini, uomini semplici. Ritengo di non peccare di orgoglio dicendole che l'Associazione Nazionale Alpini è certamente una delle più pulite che ci siano in Italia, perché l'appartenenza ad essa si fonda sulla consapevolezza e sulla fierezza del dovere compiuto. E poiché il "dovere" è veramente tale soltanto quando è assolutamente disinteressato, chi entra a far parte dell'Associazione sa che potrà forse essere chiamato a "dare", ma non potrà mai "avere" niente. Tra noi si potrà avere la mano amica che nel bisogno ci sorregge e ci guida; ma chi pensasse di trovare qui, tra noi, un mezzo per salire, per tirarsi su, per guadagnare qualcosa, si sbaglierebbe. Ed è per questo che tra noi non ci sono contrasti, fratture, scismi e correnti, che costituiscono ormai la caratteristica e - starei per dire - la ragion di essere di tanti altri organismi. Forse è questa comune e disinteressata convergenza che ci fa andare d'accordo. È per questo che si va d'accordo e (mi perdoni l'espressione) non "ci si fa mai la forca".
"Signor ministro, noi siamo apolitici perché la politica è il mezzo migliore pere non andare d'accordo, ma non siamo degli agnostici, degli indifferenti, dei menefreghisti: ciascuno di noi ha in testa le proprie idee e può avere in tasca la tessera di un suo partito: ma consideriamo essenziale per la vita e la civiltà di una nazione che ogni cittadino - pur affermando un suo convincimento e credo politico - metta sempre al di sopra di tutto l'ideale della Patria. Più di 100.000 uomini, con la U maiuscola, sono sfilati, stamane, in ordine e in silenzio. Non protestavano, non minacciavano. Non gridavano "abbasso", perché questi uomini quando vogliono abbassare qualcuno, non glielo dicono prima: lo fanno e lo fanno sul serio. E non gridano nemmeno "evviva", perché volevano che il loro corteo fosse composto e ordinato e le grida sono manifestazione di disordine. Tuttavia se un grido di evviva fosse uscito dai loro cuori, esso sarebbe soltanto un Viva l'Italia".

1971
CUUNEO

Per la prima volta la Provincia Grande ospita l'adunata degli alpini. Naturalmente il vecchio Piemonte, serio e puntiglioso, organizza le cose a dovere, con Cuneo tappezzata di tricolori, mentre gli alpini accorrono, come sempre, da tutte le contrade.
La "Pro Cuneo" ha fatto stampare sei milioni di striscioline di carta che vengono lanciate, durante la sfilata, dagli aerei e dalle finestre sugli alpini. Il sodalizio si era procurato oltre 150 nominativi di unità alpine e li ha fatti stampare sui vari foglietti quale omaggio-saluto ai partecipanti.
Scriverà "L'Alpino": "Non sembrava nemmeno di essere in Italia" per spiegare come nel clima difficile di quegli anni sventolasse invece il tricolore per tutte le strade di Cuneo.

1972
MILANO

Circa 200.000 alpini convengono a Milano per partecipare all 45° Adunata Nazionale che coincide con il Centenario delle truppe alpine (1872-1972).
La sfilata è imponente: per cinque ore gli alpini passano davanti alle tribune e con essi sfilano le rappresentanze delle truppe da montagna austriache, svizzere, francesi, tedesche.
Sul palco il ministro delle Partecipazioni (Flaminio Piccoli) e quello della Difesa (Franco Restivo).

1973
NAPOLI

Dal titolo dei giornali si comprende il clima della manifestazione: "L'indimenticabile sfilata delle penne nere per le vie di Napoli: Ciao veci! Gridava la folla ai soldati delle Alpi"", "la fraterna accoglienza dei napoletani ai gloriosi alpini: Penne nere, restate fra noi", "Il cuore di Napoli All'unisono con quello alpino".

1974
UDINE

Per tre giorni l'invasione è capillare: non v'è villaggio, nemmeno remoto che non sia invaso da alpini. Il capoluogo friulano, tappezzato di tricolori, è in subbuglio: un subbuglio festoso, contagioso, irresistibile. Gli alpini, nonostante la pioggia, sfilano per ore e ore. Sfila anche un drappello di portatrici carniche, esempio della forza e dello spirito di sacrificio della gens friulana. Il sindaco dirà: "La più grande giornata di Udine in mille anni".

1975
FIRENZE

La 48° Adunata nazionale si svolge a Firenze. I radunisti sfilano con cartelli e striscioni recanti slogan contro la ventilata ristrutturazione delle truppe alpine.
Lo spirito degli slogan esprime chiaramente la ferma volontà degli alpini di non lasciarsi ridimensionare, ma di pretendere, dato che il soldato si deve fare, un giusto riconoscimento del loro insostituibile ruolo al servizio dello Stato.
La sfilata si svolge nel massimo ordine per cinque ore consecutive.

1976
PADOVA

In occasione della 49° Adunata, si svolge a Padova la cerimonia di consegna delle bandiere di guerra alle unità sopravvissute alla ristrutturazione dell'Esercito. Gli storici Reggimenti alpini e d'artiglieria da montagna sono stati disciolti, il retaggio storico passa ai Battaglioni alpini e ai Gruppi d'artiglieria da montagna. La sfilata degli alpini con in testa la fanfara della "Tridentina", dura sei ore ed è aperta dalle 42 bandiere di guerra presenti che ricevono così per prime gli applausi della folla.

1977
TORINO

Prima della sfilata, il presidente del Consiglio (Giulio Andreotti) appunta sul labaro dell'Associazione Nazionale Alpini la Medaglia d'oro per merito civile conferita all'Ana per l'opera svolta in Friuli dopo il terremoto del maggio 1976. La città, a causa delle incessanti violenze, si è autoimposta una sorta di coprifuoco. Di sera, il capoluogo è deserto. Ben si capisce il grido della gente accorsa per stare vicino agli alpini, liberatorio: "Alpini, grazie a voi Torino è in libera uscita".

1978
MODENA

Gli alpini rendono omaggio all'Accademia militare (300° anniversario) e alla città di Modena, decorata di Medaglia d'oro al Valor Militare. La manifestazione si svolge in un clima di tensione in seguito all'assassinio dell'onorevole Aldo Moro e della sua scorta. L'Adunata è quindi anche una dimostrazione di condanna alla violenza e la richiesta di urgenti provvedimenti contro il terrorismo e la delinquenza dilaganti. Molti striscioni esprimono questi concetti.

1979
ROMA

I momenti più significativi delle due giornate romane sono, il saluto al presidente della Repubblica (Sandro Pertini) al Quirinale, il grande incontro col Pontefice (Giovanni Paolo II) e il suo discorso in Piazza San Pietro e la sfilata del 20 maggio per le vie dei Trionfi e dei Fori Imperiali. La sfilata si chiude con 107 tricolori che simboleggiano i 107 anni di vita degli alpini.
Il giorno successivo, su "Il Giornale di Vicenza", appare una vignetta in cui si vedono due spazzini al lavoro in una strada della Capitale, che dicono: "Però che bello, tante bottiglie e nessuna Molotov".

1980
GENOVA

Il capoluogo ligure accoglie, ancora una volta, le penne nere d'Italia mostrando loro un volto gioioso e una cordialità superiori ad ogni aspettativa. All'interminabile passaggio delle fanfare, dei tricolori e delle migliaia e migliaia di alpini, i genovesi, assiepati lungo il percorso, esprimono la loro simpatia con calorosi applausi.
Dal tono dei numerosi striscioni portati dalle Sezioni Ana anche a Genova può essere definita una grande manifestazione di condanna alla violenza. Un quotidiano nazionale scriverà: "Un cappello, purché alpino, può cambiare volto a una città".

1981
VERONA

Dopo 17 anni, ritorna a Verona l'adunata degli alpini. Dai balconi, dalle torri merlate, dalla meravigliosa Arena è un tripudio di tricolori, mentre l'entusiasmo della gente al passaggio della marea alpina è incontenibile: niente di nuovo, ma sempre toccante come messaggio e trascinante come spettacolo.
Entusiasmo, spirito di amicizia, cordialità e correttezza, hanno simpaticamente caratterizzato il soggiorno veronese delle "penne nere" dell'Associazione Nazionale Alpini.

1982
BOLOGNA

Per la terza volta gli Alpini si trovano a Bologna per il loro annuale incontro. L'occasione è di portare fiori alla stazione ferroviaria sconvolta, il 2 agosto del 1980, da un tremendo attentato terroristico che causò 85 vittime. A Bologna, particolare accoglienza è riservata agli striscioni delle Sezioni dell'Ana:
"Chi tenta di uccidere la libertà ha già ucciso la propria", "La montagna è simbolo di altezza morale", "Nessuna bufera piega gli alpini", "Le penne nere sono garanzia di Pace".

1983
UDINE

Oltre 300.000 "penne nere" convengono nel capoluogo friulano: "Fradis tra fradis". Questa volta il raduno, e poi la sfilata, non è avvenuto per Regione e per Sezione Ana, ma per "Cantieri" corrispondenti alle località (Magnano in Riviera, Attimis, Buia, Gemona, Villa Santina, Majana, Moggio, Osoppo, Cavazzo Carnico, Pinzano, Vedronza) dove gli alpini dell'Associazione Nazionale Alpini si sono impegnati per la rinascita del Friuli dopo il tragico terremoto del 1976.

1984
TRIESTE

"Non è mai come l'anno prima: è sempre meglio" scrive il mensile "L'Alpino" nella cronaca della grande manifestazione.
La gente impazzisce e getta fiori e le "mule" (le stupende ragazze triestine) gettano baci. Grappoli di giovani abbarbicati sugli alberi dei viali ove passa l'interminabile corteo di penne nere non mollano quel pur scomodo posto di osservazione; un ragazzo resta appollaiato su un semaforo per tutta la durata della sfilata (7 ore) in equilibrio precario.

1985
LA SPEZIA

Per le vie della località ligure sono notati gli allegri scambi di cappelli alpini con berretti da marinaio, quale affettuosa testimonianza di fratellanza fra alpini e Marina militare (da tempo La Spezia è sede di una Grande Unità della Marina militare italiana: dipartimento militare marittimo dell'Alto Tirreno). La fregata "Alpino", presente in rada, custodisce la bandiera di guerra del Battaglione alpini "Saluzzo".
A sintetizzare lo spirito del raduno, va citato uno striscione che diceva: "Alpini e marinai, soldati dei grandi silenzi". Verità sacrosanta.

1986
BEERGAMO

Dopo ventiquattro anni ritorna a Bergamo il grande Raduno alpino.
Alcune interessanti novità hanno caratterizzato la sfilata di Bergamo: il passaggio di tre grandi autoarticolati che portavano i pesanti "containers" dell'ospedale di pronto intervento della Protezione Civile che ha fatto per la prima volta la sua comparsa proprio in occasione della 59° Adunata Nazionale. È la comparsa della rappresentanza della Federazione internazionale della montagna, composta dai membri delle cinque Nazioni aderenti (Italia, Austria, Francia, Usa, Germania).

1987
TRENTO

Trento ospita la 60° edizione del grande raduno alpino. Per due giorni la città è trasformata in un gigantesco accampamento. La pioggia non ha spento nemmeno in minima parte l'entusiasmo delle "penne nere" e della popolazione.
Ancora una volta la Rai riprende in diretta gran parte della manifestazione. Le immagini, per improvviso sciopero della sezione Rai, sono diffuse solo in ambito locale. Il giorno dopo, in seguito a rabbiose telefonate, la Rai è costretta a ritrasmettere, in differita, l'adunata.

1988
TORINO

Torino, la città sabauda, la vecchia Capitale d'Italia, ospita, ancora una volta, la grande adunata degli alpini. Il direttivo della Sezione Ana di Torino ha distribuito alla popolazione 26.000 tricolori.
Dopo i soliti riti del sabato e la notte brava, la tradizionale sfilata si apre con una simpatica novità: la benda della Guardia nazionale dell'Esercito statunitense. Segue la marea alpina. Torino ha dimostrato con incontenibile entusiasmo il suo amore per la grande famiglia delle "penne nere".

1989
PESCARA

Per la prima volta la grande adunata degli alpini si svolge a Pescara.
Pescara accoglie e ospita gli alpini riservando loro un'accoglienza eccezionale, imperniata su quel senso dell'ospitalità tipico degli abruzzesi. Un'adunata "vissuta" dall'inizio alla fine, che ha dato, anche l'occasione per ricordare come la solidarietà prosegue instancabile per la sua opera.
"Il nostro ospedale da campo - diceva uno striscione - non sfila con noi... è in Armenia a fare tanto bene (per il terremoto del 1988) ", e la gente si spellava le mani per applaudire.

1990
VERONA

Nuova adunata alpina a Verona. La città scaligera ospita, quindi, per la terza volta, gli alpini. Nel corso della sfilata, l'immensa fiumana di penne alpine sfila composta davanti alle tribune delle autorità, chiedendo - tramite emblematici ma decisamente efficaci striscioni - cose che già avrebbero dovuto essere state fatte dallo Stato, contro i sequestri di persona, contro gli inquinamenti, per il rispetto della natura e per la conservazione e la tutela delle truppe alpine, che sono sempre più minacciate dalla paventata drastica ristrutturazione dell'Esercito italiano, destinato a ridursi, sempre più di numero ed a convertirsi in senso professionale, con conseguenze nefaste per l'immenso patrimonio di tradizioni degli alpini.

1991
VICENZA

Al termine della sfilata, nel Salone del Vescovado, il Presidente dell'Ana (Caprioli) - rivolto al ministro della Difesa (Rognoni) - ha toccato con incisività i temi del voto degli italiani all'esercito, del futuro delle truppe alpine e gli interrogativi sull'Esercito professionale, concludendo così: "...Anche se, brontolando, gli alpini hanno sempre accettato tutto, hanno comunque e sempre preferito e preferiscono tuttora dire, Viva l'Italia".

1992
MILANO

Ancora una volta alpini di tutte le età, di tutti i ceti sociali, di tutte le regioni d'Italia si ritrovano al grande raduno delle "penne nere". La sfilata inizia con la fanfara della Brigata alpina "Tridentina" e il reparto di formazione del Battaglione alpini "Morbegno". Successivamente sfilano gli alpini mutilati (una decina a bordo di un automezzo militare) e poi la grande massa verde (gli alpini di Fiume, Pola, Zara e di tutte le città italiane). Presenti anche le "penne nere" residenti all'estero.
Alle 16 di domenica 17 maggio, sfila la Sezione Ana più numerosa, Bergamo la rocciosa, come recita uno striscione. Poi arriva la Sezione di Milano, l'ultima a ricevere l'omaggio della tribuna, prima che gli onori militari resi al generale Canino (capo di stato maggiore dell'Esercito) concluda il raduno, fissando l'appuntamento a Bari per il 1993.
In occasione del raduno di Milano, l'Associazione Nazionale Alpini annuncia l'inizio dei lavori per la costruzione, da parte dei soci dell'Ana, di un asilo a Rossosch dove, nel 1942, era dislocato il Comando del Corpo d'Armata alpino.

1993
BARI

Per la prima volta, la grande adunata alpina si svolge a Bari. Bari, pur non avendo tradizioni alpine, può vantare di aver dato migliaia di uomini al servizio della Patria ed in particolare alle truppe alpine, dai più alti gradi al semplice alpino, dai decorati di Medaglia d'oro al valor militare alle Croci di guerra, che hanno sempre mantenuto alto il prestigio e l'onore di essere alpino.
Alla manifestazione partecipa anche il capo dallo Stato (Scalfaro), entusiasta della scelta di Bari: "L'aver portato gli alpini in questa splendida città del Sud è stata un'idea incantevole. E tutte le scritte degli alpini hanno un richiamo che non ha mai una battuta polemica, aspra, ma hanno un richiamo di amore per questa Patria che vuole essere unita e concorde nel camminare su una strada positiva". Forse 80.000 persone hanno sfilato per le strade di Bari e che, insieme con gli altri 150.000 che hanno partecipato alla 66° Adunata, portavano scritta sui volti la fierezza d'essere alpini, di amare, nonostante tutto, questa Patria.

1994
TREVISO

La sessantasettesima adunata degli alpini viene ospitata nella splendida città veneta di Treviso. In trecentomila le penne nere sfilano lungo un percorso di circa tre chilometri, tra gli applausi scroscianti di un pubblico letteralmente in delirio.
Ecco la sintesi della manifestazione così come si evince dai titoli dei giornali nazionali usciti il giorno successivo all'imponente sfilata. "La voce" di Milano: "Sono giunti nella Marca con i mezzi più strani, per trascorrere sulle rive del Sile un'interminabile sequenza di attimi dedicati al ricordo dei compagni". Ancora una volta il "pianeta alpino" mostra la sua onesta faccia. È arrivato in bicicletta, da Genova, il giudice Mario Sossi, che vent'anni fa rimase prigioniero per oltre un mese dalle Brigate Rosse; "L'Informazione" di Roma: "Fino a pomeriggio inoltrato per le vie della città hanno riecheggiato gli applausi della gente che agli alpini vuole davvero bene".
"IL Giorno" di Milano: "Una sfilata memorabile, durata più di 10 ore"; "L'Unità" di Roma: "I più estrosi? Quelli che fin da venerdì avevano piazzato un banchetto in centro; fogli bianchi, qualche penna, un geniale manifesto-invito: "Firma qui contro la raccolta di firme". Firme a migliaia naturalmente, "Referendum sui genis, referendum alpino?".
"Il Giornale" di Milano: "Per un giorno Treviso capitale indiscussa d'Italia. Grazie a loro, agli alpini d'Italia".
"La Stampa" di Torino: "La 67° Adunata Nazionale delle Penne nere è stata quello che i 300 mila volevano che fosse: una grande festa popolare dove l'allegria s'intreccia con la nostalgia"; "L'Arena" di Verona: "Fanno gruppo i reduci di Russia scampati alla rotta delle linee italiane sul Don".
Infine il "Corriere della Sera" di Milano: "Tra fanfare che alternavano l'inno degli alpini alla marcia trionfale dell'Aida, ex combattenti, neocongedati, giovani di leva e ufficiali in tenuta da combattimento hanno marciato con passo cadenzato sotto un sole cocente". Composti e sereni, cioè alpini.

1995
ASTI

Ogni angolo di Asti nei giorni della 68° Adunata Nazionale testimoniava la gratitudine della coriacea e caparbia gente piemontese nei confronti degli alpini. "Grazie, alpini" si leggeva dappertutto: sugli striscioni appesi ai palazzi del centro cittadino, sulle lenzuola esposte ai balconi di periferia, sulle maggliette-ricordo dell'Adunata, sulle confezioni di vino.
Gli astigiani, in questo modo semplice e impregnato del loro stile fatto di tanta concretezza e poche parole, si sono stretti attorno a tutti gli alpini arrivati ad Asti. Una fiducia che le "penne nere" hanno conquistato nei giorni dell'alluvione del novembre del 1994, che ha messo in ginocchio il Piemonte e che ha visto concentrati gli effetti del disastro causato dalla furia della acque nel Cuneese, nel Cebano, nell'Astigiano e nell'Alessandrino, zone in cui lo spirito alpino tocca molte famiglie. E se per tutta la durata dell'Adunata la riconoscenza astigiana era evidente, il vero omaggio la città lo ha reso con una partecipazione trionfale alla sfilata di 10 ore.

1996
UDINE

La 69° Adunata Nazionale si è svolta a Udine nel ricordo dell'intervento effettuato dall'Associazione Nazionale Alpini esattamente vent'anni prima, in occasione del terrificante terremoto che sconvolse quelle terre.
Ha partecipato all'Adunata anche il capo dello Stato, onorevole Oscar Luigi Scalfaro, che al momento del suo arrivo alla tribuna d'onore ha appuntato sul labaro dell'Associazione nazionale degli alpini la Medaglia d'oro al valor civile per il soccorso alle popolazioni colpite dall'alluvione che, nel novembre 1994, ha colpito alcune zone del Piemonte, in modo particolare le provincie di Asti e Alessandria.
Purtroppo la cerimonia, che per l'Associazione Nazionale Alpini aveva un particolare ed importante significato, è stata rovinata dalle bordate di fischi di alcuni sconsiderati che hanno così contribuito ad infangare, con il loro incivile comportamento, l'immagine di correttezza dell'Ana.

1997
REGGIO EMILIA

Reggio Emilia, dove 200 anni fa nacque il Tricolore, ospita la 70° adunata delle "penne nere".
A Reggio Emilia gli alpini hanno stupito, e come! Giungendo già a metà settimana a piccoli gruppi, dapprima girando timidi per la città, come in avanscoperta su un terreno sconosciuto, guardandosi attorno un po' spaesati fra l'indifferenza generale; poi richiamandosi, incontrandosi, ingrossando le file, incominciando a far sentire i primi canti, sino a diventare una folla e occupare strade, piazze e marciapiedi dal centro alla periferia, e diventare un fiume che scorreva in tutte le direzioni travolgendo i reggiani.
Domenica 11 maggio, gli alpini dell'Ana sfilano tutti con il capello al cuore, in segno di protesta per le continue ristrutturazioni delle truppe alpine che causano scioglimenti di numerosi reparti. Alla presenza del capo dello Stato e del ministro della Difesa, gli alpini mostrano i soliti striscioni ma anche quelli di protesta "Orobica, Cadore, Mondovi, non ci decimò il nemico ma i politici".
Sfilano gli alpini di Domodossola che, purtroppo, ripiegano la bandiera, come faranno anche quelli di Savona e di Vittorio Veneto.
Successivamente il presidente dell'Associazione Nazionale Alpini (Nardo Caprioli) presenterà le proprie scuse e dell'Ana al capo dello Stato, al presidente del Consiglio e al ministro della Difesa.
Terminata la sfilata, gli alpini ripartono da Reggio. Alla statua del Crostolo, dedicata al fiume che percorre la città, domina la spianata nell'atto di versare l'acqua dalla sua anfora di granito, gli alpini, prima di partire, hanno fatto un regalo: gli hanno messo in testa un cappello verde di cartapesta, con tanto di penna dritta e nera. Un ricordo alla centenaria statua, simbolo della città del Tricolore.

1998
PADOVA

Dopo ventidue anni, la città di Padova torna ad ospitare l'Adunata Nazionale degli alpini. Il dottor Leonardo Caprioli, che è stato presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Alpini, per quattordici anni, lascia la guida dell'Associazione. La sfilata di Padova diventa per Caprioli un saluto collettivo per tutti gli alpini in armi e in congedo. Decine gli striscioni a lui dedicati: "Grazie, Nardo".
Un sentimento palpabile, espresso in tanti meravigliosi modi al passaggio davanti alla tribuna. Sulla quale c'erano il ministro della Difesa (on. Beniamino Andreatta), il capo di stato maggiore della Difesa (ammiraglio Venturoni), il capo di stato maggiore dell'Esercito (generale Cervoni) e il comandante delle Truppe Alpine (tenente generale Pasquale De Salvia).
In occasione dell'adunata di Padova, il direttivo dell'Ana dispone affinché Angelo Greppi, della sede nazionale, effettui un controllo numerico degli alpini che sfilano. Le "penne nere" hanno sfilato per file di 12. Bergamo:366 file per 12, Torino 266 file per 12, Trento 258 file, Udine 233... Alla fine, dalla mattina al pomeriggio (per circa otto ore e mezzo), hanno sfilato 275 mila alpini. La tradizionale adunata si conclude con il passaggio di 126 bandiere, a ricordo dei 126 anni del Corpo degli alpini e quindi gli uomini del servizio d'ordine nazionale, dal lungo, oscuro, quanto prezioso compito, sui quali la gente lancia gli ultimi fiori ed ai quali dedica gli ultimi applausi.

1999
CREMONA

Per la prima volta, Cremona ospita l'Adunata Nazionale Alpina. Il modo sereno e pacifico con il quale sono sfilati migliaia di alpini dell'Ana (lo sfilamento è durato nove ore). Il tono ironico, ed al tempo stesso impegnato e serio degli striscioni inneggianti ai valori della leva sono stati la palese testimonianza della volontà associativa di difendere in modo civile principi, per l'Associazione Nazionale Alpini, irrinunciabili.
Questo era lo scopo principale dell'Adunata di Cremona che, tenacemente voluta, ha incontrato il consenso della popolazione accorsa numerosissima a tutte le manifestazioni del raduno alpino. La sfilata di domenica 16 maggio è stata un successo per la qualità e l'ordine degli alpini dell'Ana che vi hanno partecipato; numerosissima l'affluenza a Cremona di familiari e massiccia la presenza di cremonesi; queste caratteristiche dimostrano che le adunate alpine sono sentite feste di popolo, per la quale l'Ana opera e dal quale trae affetto, simpatia e gratificazione. In tribuna d'onore, in rappresentanza del Governo, l'onorevole Rivera (sottosegretario al ministero della Difesa), il generale Arpino (capo di stato maggiore della Difesa) e il generale Cervoni (capo di stato maggiore dell'Esercito). Anche il presidente della Regione Lombardia ha presenziato alla sfilata.

2000
BRESCIA

L'Adunata alpina ritorna, per la seconda volta, a Brescia. L'ultima volta il raduno si è svolto nell'operosa città lombarda, la seconda per importanza dopo Milano, nel 1970 (dal 1° al 3 maggio).
La "Leonessa d'Italia", con il Palazzo comunale, la caratteristica torre dell'Orologio e la Rotonda, si apre a tutto cuore sì numerosi partecipanti della grande manifestazione, che si svolge dopo 80 anni dal 1° raduno ed esattamente ad ottant'anni dalla fondazione della Sezione di Brescia.
Il clou della grande manifestazione è concentrato nel sabato della vigilia (lancio di paracadutisti allo stadio di Mompiano, Santa Messa in Duomo in suffragio di tutti i Caduti, saluto del Sindaco e dell'Amministrazione comunale di Brescia all'Associazione Nazionale Alpini, esibizione di cori e fanfare alpine) e nella domenica, giornata della sfilata (sfilamento nelle aree di Via Fratelli Ugoni, Piazzale della Repubblica, via XX Settembre, via XXV Aprile).
Ma importanti sono anche le varie manifestazioni che si sono svolte venerdì 12 maggio 2000 (alzabandiera in piazza della Loggia, deposizione di fiori al cippo della strage di piazza della Loggia, onori ai Caduti al cimitero Vantiniano, inaugurazione della nuova ala residenziale della scuola "Nikolajewka", cerimonia per l'arrivo della Bandiera di guerra del 5° reggimento alpini, concerto e carosello della fanfara della Brigata alpina in armi).

2001

Genova

2002

Catania

2003

Aosta

2004

Trieste

2005

Parma

2006

Asiago

2007

Cuneo

2008

Bassano

2009

Latina

2010

Bergamo

 

 

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